Diario di bordo
Storie e racconti dal sottoscala di Seba...
Capitolo I
LAHORE
Fa caldo.
C’è un’umidità asfissiante, insopportabile.
Sono a Lahore, in Pakistan.
Passo un controllo militare degno della guerra fredda. E’ il presidio dell’Holiday Inn di Lahore.
E mi trovo finalmente dentro l’hotel, in un'altra dimensione, fuori dal caos di queste strade grigie di smog tra decine e decine di motociclette ed il loro andamento spermatozoico tra auto, camion e apecar strampalati e variopinti.
E tutti quanti che fanno i numeri da circo per schivarsi a vicenda; incredibile che ci riescano!
Nella hall, dietro il metal scanner, in un angolo che sembra fatto apposta per lui, si staglia la sagoma inconfondibile e familiare di un pianoforte.
Minchia!
Mi sembra di essere dentro “Casablanca”. Il film intendo, non la città che per altro mi è altrettanto familiare.
Sbrigo le procedure del check in e salgo in camera con la testa in una confusione bestiale per il jet leg che mi sconvolge, un viaggio di quasi 24 ore, il traffico allucinante, i colori e gli odori del punjab pachistano e l’immagine del pianoforte ancora negli occhi.
Dormire è impossibile.
Cerco di rilassarmi, apro il mio portatile e in basso a destra vedo l’adesivo dei “Beyond the River”!
Mi torna in mente in automatico l’ultimo concerto che abbiamo fatto con i “Milkshakes’”.
(A proposito, grazie “veci”. Che pezzi mitici! Mi hanno riportato alla mia infanzia più felice!)
CIROLI CARNIVAL PARTY
Venerdì 4 Marzo 2011
A pezzi, stravolto, da solo in terra straniera, con la nausea, mi mancano mia moglie e i miei bambini, mi girano le balle per un sacco di altri motivi che non sto ad elencare ed in mezzo a questo mare oscuro e turbinoso, ancora una volta la dea musica accorre in mio soccorso e mi lancia una cima.
Penso alle canzoni, ai costumi, alla serata, a Benetti, al Boller, a Salvo, a Seba e al Teo (in ordine alfabetico, ovviamente).
E penso anche ad Andy Wharol, chissà perché.
Mi vengono in mente un sacco di discorsi fatti prima e dopo il concerto e qualche buon bicchiere in compagnia e mi ricordo che tutti quanti insistevano a darmi della suora quando ero vestito da frate, che ignoranti.
E ripensando a questo e a quello mi sento molto meglio.
Che figata!!
In fondo in fondo per me la musica “l’è come la pele par le balòte: la me tien su!”
Se ripenso alla musica mi tornano in mente tante cose, ma per prima mia mamma che mi ha comprato un piano e mi fatto prendere, a calci nel culo, le prime lezioni di piano del professor Peroni (forse qualcuno se lo ricorda) che insegnava alle medie.
Poi ho smesso per lungo tempo ed ho ricominciato a suonare forse nel periodo più brutto della mia vita quasi per necessità.
Da allora non ho più smesso.
Il primo gruppo che ho avuto ci chiamavamo “TheDogs” perché facevamo i Doors, ma li facevamo da cani.
Era, se non sbaglio, il 1993.
Poi il gruppo si è sciolto. Mai suonato in pubblico.
Con il chitarrista-cantante Elio S. abbiamo conosciuto un bassista Luca P. ed un chitarrista Nicola F. molto validi ed è stato un periodo di spaventose improvvisazioni di progressive rock psichedelico.
Il nostro obiettivo non era altro che intossicarci e produrre composizioni nuove e sperimentali; ne sono uscite cose che ancora oggi ritengo memorabili assieme ad altre francamente indecenti.
Poi il gruppo si è sciolto. Mai suonato in pubblico.
Con Luca P. al basso e Nicola F. alla chitarra, Luca B. alla batteria, Pierpaolo P. alla tromba e flicorno e Luca Dalla B. alla voce abbiamo fondato un gruppo che solo io chiamo i “Vi-King”.
Circa stesso obiettivo del precedente, ma più pop anni 80 e meno psichedelico. Ancora oggi spesso mi capita di riascoltare le registrazioni fatte in prova e le trovo estremamente avanti: roba simile l’ho sentita molto tempo dopo dai Muse o dai Coldplay.
Poi il gruppo si è sciolto. Mai suonato in pubblico.
Per un periodo, a causa anche degli impegni di lavoro, non ho avuto un gruppo vero e proprio, ma per qualche botta di culo e per amicizia mi è capitato negli anni (e spero che mi capiterà ancora) di suonare in diverse occasioni con dei musicisti di livello assoluto per delle session a tema o per qualche progetto limitato nel tempo per scelta o per necessità. Cito tra questi Fabio A., Enzo B., Daniele B., Mirco Z., Sandro M., Pino, Federico, Antonio M., Jay G..
Ovviamente mai suonato in pubblico.
Qualche anno fa assieme a qualche amico abbiamo deciso di incidere quattro pezzi composti da Simone G. e devo dire che l’esperienza della sala di incisione, che mi mancava, è stata veramente positiva ed interessante.
In quel periodo ho tra l’altro adottato la Nord Stage 88 della Clavia che tuttora uso come “pianòla” principale. Ne è uscito un mini CD di 4 pezzi che si intitola “Godi con gli amici”.
Tempo dopo, grazie a Enzo B. ho saputo che un simpatico signore anziano per necessità doveva vendere la sua “bambina”, ho colto l’occasione e dopo avergli promesso che mi sarei preso cura di lei nel migliore dei modi sono diventato proprietario di una mitica Hammond L122 (la “pianòla” che Keith Emerson accoltellava nei suoi happening live negli anni 70).
Assieme ad essa ho portato a casa un mitico Leslie verticale a doppio cono completamente valvolare (probabilmente Italiano su licenza, dello stesso periodo) e una “sorellina” dell’Hammond ovvero la mitica Elka (fantasmagoriche sonorità fuori dal tempo!!!).
Saputo in giro che avevo l’Hammond, c’è stato un fraintendimento da parte di un gruppo, gli Aritmia, i quali mi hanno scambiato per un musicista serio e mi hanno proposto di aggregarmi a loro.
Finalmente ho suonato in pubblico.
Poi, si sono accorti dell’errore e mi hanno licenziato in tronco: troppo superiori per le mie possibilità tecniche.
E’ stata un’esperienza che mi ha lasciato con l’amaro in bocca perché prima cosa, un licenziamento non fa mai piacere e seconda, mi sono accorto che non mi hanno mai considerato veramente parte del gruppo, ma un corpo estraneo, anzi secondo me Angelica, è ancora convinta che io sia una specie di alieno!
Ottimo feeling solo con Sandro M. con il quale siamo rimasti amici ed ho suonato anche successivamente in un potenzialmente fantastico gruppo cover di Santana, con i mitici Pino alla batteria, Fabio A. al basso e qualche sporadica apparizione anche di Pierpaolo P. alla tromba.
Questa esperienza è stata veramente intensa: non ho mai ballato tanto in vita mia quanto con i sofisticati e incalzanti ritmi di Pino.
Poi il gruppo si è sciolto. Mai suonato in pubblico.
Credo che si sia capito che fondamentalmente ho sempre suonato per amicizia, per me stesso, per diletto e senza grossi impegni.
Sono passato dai Doors a roba psichedelica auto composta e autoprodotta, dal pop anni 80 a Santana, passando per la sala di incisione ed infine ritornare come in un mantra tibetano (cos’è?) al punto di partenza ovvero ai Doors e agli anni 70.
BEYOND THE RIVER!
Era un giorno caldo a Sovizzo, caldo e umido come qui a Lahore.
Mia moglie e i bambini erano al mare e io ero al lavoro, come accade spesso d’estate ultimamente.
Ovvio che non avevo alcuna voglia di farmi da mangiare e quando Squiccy casualmente mi ha parlato di una cena su in “Piatta” al rifugio, con annesso concerto live, io mi sono auto-aggregato suo malgrado per il fresco, per la musica e per rivedere i vecchi amici di Crespadoro.
Era in luglio o agosto dell’anno scorso circa.
La cena sembrava normale con una giusta confusione e le normali chiacchiere tra amici.
Degli strani individui seduti allo stesso mio tavolo si spacciavano per musicisti e io ci credevo, dati gli strumenti ammucchiati in un angolo della sala.
Inoltre sapevano benissimo cos’era un Hammond, tanto che da quel momento mi hanno chiamato così. E’ da allora che per tutti io sono Mr Hammond.
Siamo rimasti d’accordo che avremo provato qualcosa insieme, ma ero titubante perché ero abbastanza preoccupato che potessero scambiarmi per un musicista serio, come era già successo in precedenza.
Mi chiedevo anche come l’avrebbe presa mia moglie al ritorno dalle ferie e come avrei potuto prendermi un serio impegno musicale alla mia età (se fossi Jim Morrison sarei già morto da circa 16 anni) e con i miei impegni di lavoro.
Loro erano simpatici, mi facevano un sacco di domande e parlavamo di musica tutta la sera.
Mi sono sembrati subito simpatici, intelligenti, svegli, irriverenti, curiosi.
Poi li ho sentiti suonare dal vivo per la prima volta e mi sono reso conto subito che potevo starci bene dentro perché i pezzi erano come se li avessi scelti io.
Se avessi fatto io una scaletta per quella sera, per un live in quel posto, in mezzo a quella confusione avrei scelto gli stessi pezzi, magari aggiungendo Light my Fire, uno dei miei preferiti che spero faremo in un prossimo futuro.
Mi si è aperto un mondo! Ragazzi di 20 anni più giovani di me che conoscono Lynard Skynard, Steppenwolf, Yardbirds e Doors? Ero convinto che le nuove generazioni non sapessero niente di Woodstock, che per loro fosse una specie di marca di scarpe o una firma o roba del genere.
E poi ho conosciuto l’Atletico Mesenei: incredibile!
Mi sono ricreduto su tutti i fronti.
Mi ha sconvolto tutte le idee (giudizi e pregiudizi) ed è un vero sollievo per l’anima vedere le giovani generazioni darsi da fare, essere unite e portare avanti benissimo delle attività tanto impegnative.
Sono molto felice di tutto questo perché mi da speranza per il futuro.
Penso ai miei figli, vi stimo tantissimo, vi amo tutti e che il Signore vi benedica, ragazzi.
Dopo i primi test e gli appoggi politico-diplomatici di mio zio Roby, da settembre scorso abbiamo iniziato a suonare assieme e mi hanno trascinato al debutto alle Castegnare: serata memorabile.
Anche per Fabio A., bassista dei Fa.Ma.Di.Lu.Pi che è rimasto piacevolmente sconvolto dalla pizza, dalla compagnia e dall’atmosfera musicale.
Signori, Beyond The River è una vera band. Sono orgoglioso di far parte di questa band.
Sto imparando un sacco di cose. Ci conosciamo meglio di giorno in giorno e abbiamo voglia di crescere. Non ci spaventa niente.
Una volta dopo un concerto, parlando con Salvo, mi ha detto una frase che ho capito in seguito e che mi è rimasta in mente: “se non dovessi più suonare con questa band, non suonerei più con nessun altro”.
Siamo dei veri musicisti, non tanto perché siamo musicisti, ma perché siamo veri.
E secondo me il cuore sul palco si vede ed è questo che fa la differenza anche più della tecnica o del professionismo.
Obiettivo sempre centrato: FESTA!!!
La miglior band che un tastierista come me potesse mai sognare di trovare e il risultato è davanti agli occhi di tutti: non ci siamo sciolti e suoniamo in pubblico!!!
Lunga vita ai Beyond The River!!!
Paolo Hammond Leslie – Suora (*)
* (solo a carnevale e halloween, gò solo un vestito)















